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mag 252012
 
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Troppi enti, troppe presidenze, troppe dirigenze, troppe consulenze, troppe spese inutili. Non vi è dubbio che sulla base dei dati che emergono dalla Corte dei Conti, dalle inchieste dei giornali e dalle analisi degli Istituti di ricerca, a proposito di sprechi e spesa pubblica, siamo giunti oramai ad un livello limite che mal si concilia con la stretta finanziaria dettata dalla crisi che stiamo vivendo.

Per arginare questo fenomeno il Governo ha assunto l’orientamento di tagliare di almeno il 20%  le consulenze, e molti altri tagli e razionalizzazioni sono stati annunciati per ridurre l’incredibile ammontare di 300 miliardi di euri della spesa pubblica nel nostro paese.

La situazione della Basilicata è sicuramente più complessa che altrove. Infatti, se da un lato si registra la riduzione delle risorse necessarie per far fronte ai costi di funzionamento degli enti, dall’altro, bisogna tener conto del profondo consolidamento delle pratiche di commistione funzionale tra politica e incarichi negli enti, su cui si basa, in sostanza, gran parte del sistema politico-istituzionale regionale.

La stessa Corte dei Conti afferma che ci troviamo di fronte ad una pluralità di pubbliche amministrazioni che presentano costi palesi od occulti assolutamente sproporzionati, mentre i dati dello studio della Cgia di Mestre sulla spesa delle Regioni, mettono in evidenza come in Basilicata il costo per il personale sia cinque volte superiore a quello della Lombardia.

Di sicuro, non solo per il crescente malessere espresso dell’opinione pubblica, ma anche per i pesanti risvolti derivanti dal patto di stabilità e dalla riduzione dei trasferimenti statali, non si può più far finta di niente, e ognuno, per la sua parte, è chiamato ad adoperarsi per eliminare le sacche di inefficienza e le inutili duplicazioni di compiti e funzioni presenti in tanti Enti.

Non si tratta di una azione impossibile, come dimostrano i risultati di gestione registrati in alcuni Enti come l’Ater di Potenza, l’Azienda sanitaria provinciale di Matera e la nuova direzione dell’Arpab e non si tratta neanche di un’azione eccessivamente complicata, come dimostra l’esperienza dei Gal, per i quali già a monte, sono stati fissati i tetti non superabili per le spese di funzionamento, compreso le indennità e i gettoni per i consigli di amministrazione, che in ogni caso non possono superare complessivamente 6.000 € all’anno qualunque sia il numero dei componenti e delle riunioni.

Alcuni di essi, come il Gal Marmo Melandro, hanno già da tempo razionalizzato la propria configurazione operativa accorpando le funzioni di coordinamento e direzione con quelle di rappresentanza in modo tale da giungere al risparmio dell’intera indennità prevista per la Presidenza della società.

Non da meno, i Gal non possono effettuare nessuna spesa per strutture in proprietà, per l’acquisto di auto blu, per apparecchi di possibile uso personale, per cellulari e schede telefoniche.

Per quanto di limitata entità, si tratta sicuramente di un apprezzabile esempio di oculatezza dell’uso delle risorse pubbliche impegnate per il funzionamento delle strutture che svolgono attività di promozione dello sviluppo territoriale, reso probabilmente possibile dalla natura, almeno finora, sostanzialmente non pubblica e non politica dei Gal.

Qualora, invece, come spesso succede in Basilicata, anche tali strutture dovessero rientrare nel novero degli enti soggetti a connotazioni e funzioni di compensazioni e collocazioni politiche, è lecito il dubbio che anch’essi, da “positiva anomalia” finirebbero per diventare una “dannosa consuetudine”.

Nicola Manfredelli

Presidente Gal CSR Marmo Melandro