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set 192012
 
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Le percentuali di raccolta differenziata dei comuni dell’area sud della Basilicata sono scandalosamente basse. Questo per non dire dei risultati conseguiti dalle città di Potenza, Melfi e Lavello. A leggere i dati diffusi dalla Provincia di Potenza sorge il dubbio che qualcuno stia lavorando non per innescare un ciclo virtuoso nella gestione degli RSU, ma per riempire la discarica di Sant’Arcangelo e fornire carburante a Fenice.
L’andamento dei conferimenti di Rsu presso gli impianti di smaltimento relativo ai periodi gennaio-luglio 2011 e gennaio-luglio 2012 mostra alcune eccellenze sul fronte della raccolta differenziata, ma conferma che molto c’è da fare per innescare una gestione virtuosa della monnezza, basata sul trinomio prevenzione-differenziata-riciclaggio.
Di sicuro interesse è il risultato raggiunto dai comuni che hanno affidato la gestione della raccolta rifiuti alla Comunità montana “Alto Bradano”. Mediamente si è registrato un abbattimento della quantità di Rsu conferita agli impianti di smaltimento vicina al 75 per cento.
A fronte di questa realtà virtuosa abbiamo però situazioni assolutamente negative. La città di Potenza, per esempio, ha fatto registrare un abbattimento della percentuale di rifiuti conferita agli impianti di un misero 0,86% e non va certo meglio nei comuni di Melfi e Lavello, dove confrontando i periodi gennaio-luglio 2011 e gennaio-luglio 2012 rispettivamente si registra addirittura un incremento dei rifiuti nel comune di Melfi(+ 2,20%) e una riduzione del 13% in quel di Lavello.
Se consideriamo che in base ai dati forniti dal rapporto Ispra 2012 la Basilicata si attesta intorno a un 13,3% di raccolta differenziata e che nel 2010 la percentuale di rifiuti smaltiti in discarica era pari all’83%, si comprende quanto lavoro ci sia ancora da fare per applicare concretamente le direttive comunitarie e le leggi della Repubblica in materia di gestione rifiuti.
In questo contesto, che ho provato sommariamente a descrivere, si inserisce la vicenda dell’inceneritore Fenice di proprietà della multinazionale francese Edf, che non solo non è stato fermato, ma continua a bruciare rifiuti tal quale e continua ad inquinare la falda acquifera.
Fenice, dati Ispra alla mano, non brucia solo Rsu, ma soprattutto rifiuti speciali pericolosi. Nel 2010, il forno rotante dell’inceneritore targato EDF ha inghiottito 24.426 tonnellate di rifiuti pericolosi, su un totale di 53.386 tonnellate finite negli inceneritori presenti sull’intero territorio nazionale. Il 46% dei rifiuti pericolosi inceneriti è stato bruciato nella piana di Melfi. E se consideriamo il dato riferito al solo Mezzogiorno, la percentuale sale quasi al 100 per cento!!!
Questo forse spiega il perché di 12 anni ininterrotti di inquinamento e di indagini che potremmo definire zoppe.
Maurizio Bolognetti, segretario Radicali Lucani