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ott 192011
 
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Egregio Direttore,
come normalmente avviene, prima o poi i nodi vengono al pettine, come avvenuto, nella nostra martoriata regione con la vicenda Fenice, uno scandalo dalle proporzioni enormi con risvolti, non solo di carattere giudiziario, ma anche per gli effetti altamente nocivi per la salute dei cittadini e devastanti per l’ecosistema dell’intera area.
Ho riflettuto molto in questi giorni sulla grave situazione in cui versa la Basilicata e quanto accaduto non deve essere limitato , come spesso accade, a pochi giorni di cronaca ma costituire l’occasione per aprire una seria, sincera, non ipocrita, autocritica e costruttiva discussione sulle scelte fatte nel passato per la nostra regione e, soprattutto, su quelle da fare per il suo futuro, nell’interesse di tutti.
Non le nascondo che i vari commenti riportati dai giornali in questi giorni, mi hanno fatto riaffiorare alla memoria le pagine manzoniane della peste a Milano, quando il popolo attribuiva agli untori la responsabilità del flagello e mi è parso facile intravedere nei De Filippo, Mancusi, Restaino, Folino, ecc. ecc. i nuovi untori della peste lucana.
Certamente, questi ultimi, hanno gravi responsabilità, ma ritengo frutto di considerazioni superficiali l’attribuire l’affaire Fenice, come tutti gli scandali, le inefficienze lucane solo ed esclusivamente alle persone in oggetto quando, è del tutto evidente, che hanno una paternità decisamente più ampia che coinvolge un intero sistema di potere che non nasce, sicuramente, negli ultimi anni.
Che in Basilicata dilagasse la clientela, la regola della raccomandazione, la meritocrazia degli asini, il sopruso, l’arroganza, la superficialità, l’esagerata improduttiva spesa regionale, il sistema delle scatole cinesi per nascondere le innumerevoli irregolarità erano e sono aberrazioni a conoscenza di tutti i lucani. Tutti sapevano ma, nonostante questo, il potere del centro-sinistra si è sempre più radicato ed ottenuto, ad ogni tornata elettorale, una continua crescita dei consensi sino a raggiungere percentuali bulgare con De Filippo, eletto presidente con la più alta percentuale di voti d’Italia.
Quindi, nonostante tutti fossero a conoscenza del sistema, il centro sinistra ha continuato a mietere consensi.
Da questo dato di fatto, a mio avviso, deve partire ogni ragionamento e, valutato lo stato di profonda crisi morale e socio-economica della regione, aprire una nuova fase politica con l’assunzione da parte di ognuno delle proprie responsabilità e con quella buona dose di coraggio necessaria per dire tutta la verità.
La prima di queste verità è che questo sistema di potere, corrotto, clientelare, oligarchico e tutto il resto, ha fatto comodo a tanti lucani ai quali interessava, prima di ogni cosa, trovare una adeguata risposta alle proprie esigenze.
Ricordo le tante denunce, i tanti attacchi dello stimatissimo Nino Grasso, ebbene dopo una lunga stagione di aspre critiche è diventato il portavoce del Presidente, cioè del personaggio e del sistema politico che aveva duramente contestato. Cosa è successo? Quali le motivazioni per un così drastico cambio di rotta?
Vede Direttore, bisogna dare atto agli uomini del potere lucano di essere davvero abili nell’ammaliare, come le sirene di Ulisse, le coscienze e portarle sotto l’ala protettrice e rassicurante del padrone.
Non intendo accusare nessuno ma è del tutto evidente, se siamo alla ricerca della verità, che esistono e sono facilmente individuabili le colpe, i colpevoli ed i favoreggiatori.
Tutto ciò che è oggi la Basilicata è l’effetto del grande consenso ottenuto dal centro-sinistra e credo, salvo rare eccezioni, che nessuno sia nelle condizioni morali di poter lanciare la prima pietra.
Certamente, non voglio fare l’avvocato difensore dei miei avversari politici con i quali non ho nulla da condividere ma trovo ipocrita l’atteggiamento dei tanti che, pur sapendo, oggi assurgono a livello di giudici critici di un sistema che loro stessi hanno sostenuto e, magari, pure creato.
Si parla tanto di casta, ma mi chiedo la casta è rappresentata solo dai politici di potere o, al contrario, si annida nelle centinaia e centinaia di burocrati, di raccomandati, di beneficiari, di lacchè e di furbacchioni che infestano la nostra regione? Questa è la casta che si annida in tutti i meandri della regione ed opera, in concerto con il potere politico, in un’azione di muto soccorso, a danno dell’intera collettività. Questo è il cancro della nostra società che deve essere rimosso se abbiamo serie intenzioni di dare un nuovo corso alla vita della Basilicata.
De Filippo e Co. hanno agito, nel peggior modo possibile, nel solco di un sistema consolidato già tracciato e legittimato da un enorme consenso popolare, quel consenso che li ha inebriati a tal punto da convincerli di essere infallibili, onnipotenti e di poter agire anche in maniera immorale perchè ogni azione, a consuntivo, veniva approvata dal popolo.
De Filippo e tutti gli uomini di governo del centro sinistra, quelli di oggi e quelli del passato, sono i principali colpevoli del disastro Basilicata ma lo sono anche tutti coloro che hanno, continuamente, dato fiducia a queste persone con la consapevolezza che la raccomandazione, il sistema clientelare erano atti non soltanto contra legem ma anche e soprattutto contro quella moralità a cui, oggi, si appellano.
Lo scorso anno presentai in consiglio una mozione per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle assunzioni; purtroppo il centro sinistra la bocciò, ma credo che oggi torni ad essere di grande attualità se si vuole fare chiarezza in una regione che rischia di essere travolta dagli avvenimenti e si avvia ad uno scontro sociale davvero pericoloso.
Il dott. Penati, coinvolto in uno dei tanti scandali che investono il Partito Democratico, ha avuto il coraggio, il pudore di dimettersi dagli incarichi di partito. Da noi non accade nulla di tutto questo. Anzi, il direttore Leporace si appella, addirittura, al segretario regionale del P.D. Speranza affinchè si attivi per “riportare fiducia alla Basilicata”. Speranza, invece, dovrebbe immediatamente dimettersi così come dovrebbero farlo tutti coloro che hanno responsabilità politiche nel centro-sinistra lucano, perchè ognuno di loro è colpevole di quanto è accaduto e di quanto accadrà nel prossimo futuro nella nostra regione.
Caro Direttore, personalmente credo che sia giunto il tempo, come ho più volte detto al Presidente De Filippo, di fermare, anche per poche ore, l’orologio della politica lucana, aprire gli armadi, tirare fuori i tanti scheletri e rinnovare l’aria della Basilicatra che, oramai, è irrespirabile, intrisa com’è di corruzione, malaffare, egoismo sfrenato ed, infine, avere il coraggio di mandare a casa chiunque abbia commesso errori.
Partendo dall’esercito di dirigenti dei tanti Enti regionali, Aziende sanitarie che, in questa regione, dopo aver creato paurosi buchi nei bilanci vengono, addirittura, premiati dal governo che, in questo modo, per proteggere la clientela innesca una corsa senza fine ed al rialzo della spesa pubblica. Rivediamo l’assetto burocratico e riduciamo all’essenziale gli enti regionali per invertire la rotta, così come è necessario ridurre la spesa della politica eliminando gli assessori esterni, non me ne vogliano, che costano, alla collettività, 800.000 euro all’anno e sino ad oggi hanno fatto, chi più chi meno, davvero poco e quel poco anche male.
Questo sarebbe, a mio avviso, insieme ad una attenta analisi del passato, le cui scelte politiche hanno determinato molte delle disastrose ripercussioni di oggi, un segnale forte di voglia di rinnovamento, di radicale cambiamento in una regione in cui l’acqua stagnante è fortemente, insopportabilmente maleodorante. Ciò si rende necessario non solo per accertare il corredo delle responsabilità ma anche per impedire al vecchio, dopo un periodo di purgatorio, di ripresentarsi come il nuovo.
Mi auguro che il Presidente De Filippo prenda in considerazione queste mie parole prima che sia troppo tardi per la Basilicata.
Il “Dagli all’untore” non ha debellato la peste, la terapia antibiotica invece è efficace e risolutiva. Noi del PDL abbiamo una farmacia davvero fornita e la prescrizione, la” ricetta”, è esente da TICKET.
Mario Venezia
Consigliere Regionale