C’è fermento intorno alla figura del Cardinale Brancati. Il 2012 sarò un anno importante perchè ricorreranno 4 secoli esatti dalla sua nascita. Il parroco della Chiesa di San Giacomo don Franco Alagia sta già immaginando delle iniziative. A tal riguardo, vi è stato un proficuo incontro con il direttore dell’Eco particolarmente legato alla figura del frate lauriota che sfiorò il soglio pontificio nel 1689.
In questa rubrica, informeremo gli affezionati lettori degli eventi che si svilupperanno nel corso del 2012. Ovviamente daremo anche conto dei preparativi e delle idee che man mano prenderanno forma già dallo scorcio del 2011.
Le 20 cose che non si possono non sapere sul Cardinale Brancati
1. Nacque il 10 aprile1612 aLauria.
2. Da piccolo l’asma lo perseguitò al punto che rischiò di morire.
3. Grazie ad uno zio frate abbracciò l’Ordine francescano minore conventuale.
4. Preoccupato e preso da mille paure, poco più che adolescente tornò a Lauria pensando di non essere all’altezza di diventare frate.
5. A18 anni lasciò Lauria, ma potrebbe essere ritornato, almeno per una volta , intorno al 1650.
6. Studiò vari anni nel bellissimo Convento di Noia (Noepoli).
7. Il 7 luglio 1631 divenne frate assumendo il nome di Lorenzo. Si distinse così tanto che il suo Ordine lo inviò a Roma nel 1634.
8. Le sue straordinarie qualità lo portarono ad insegnare alla Sapienza di Roma. Nel frattempo divenne consigliere fidatissimi di cinque Papi.
9. Fu molto amico di Frate Giuseppe da Copertino che gli predisse il cardinalato. Brancati finanziò i processi canonici per l’elevazione alla santità del frate di Copertino.
10. Girò l’Italia per dirimere controversie legate alla religione e al suo Ordine.
11. Divenne il Resposanbile della Biblioteca Vaticana.
12. Alessandro VII lo definì il “Braccio della Santa Sede”
13. Fu nominato Segretario dell’Ordine Francescano Minore Conventuale.
14. Dedicò gran parte dei suoi sacrifici alla ristrutturazione della Basilica dei Santi XII Apostoli che era la sede del suo Ordine.
15. Fu consultore in ben 10 Congregazioni.
16. Scrisse testi teologici importantissimi tra cui “Orazioni cristiane” definite tra i volumi religiosi più belli mai scritti.
17. Il 1° settembre del 1681 divenne Cardinale.
18. I suoi studi sono stati fondamentali per la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.
19. Nel 1689 , in Conclave, a causa del veto del re di Spagna non divenne Papa.
20. Fu Cardinale camerlengo fino alla morte ( 30 nov. 1693).
Il Cardinale Lorenzo Brancati
Giovanni Francesco Brancati nacque a Lauria il 10 aprile 1612. Al compimento del diciottesimo anno d’età mutò il nome in Lorenzo Maria. Agli studiosi è noto come il Cardinale Lauria. I suoi primi studi si svolsero a Lauria pressola Parrocchia di San Giacomo sotto la guida dell’avvocato Aquilante Vitale. Nel 1630 entra nell’Ordine dei frati minori conventuali. Per diversi anni studia nel bellissimo convento di Noia (Noepoli). Nel 1634, viste le sue straordinarie qualità, fu inviato a Roma . Conseguì la laurea nel 1637 presso il collegio di San Bonaventura. Nel 1647 fu assunto Segretario dell’Ordine dei frati minori conventuali con il titolo di provinciale d’Irlanda. Fu al servizio dei ben sei Papi. Papa Innocenzo X lo nominò lettore di teologia alla Sapienza. Papa Clemente IX gli affidò l’incarico di combattere il Giansenismo e Papa Clemente X lo nominò custode della Biblioteca Vaticana. Fu promosso Cardinale da Papa Innocenzo XI nel 1681. Si narra che quando fu fatto Cardinale “a Roma anche le pietre battevano le mani”. Straordinaria fu la sua amicizia con Frà Giuseppe da Copertino “il santo dei voli”. Il Cardinale lucano ne avviò il processo di Beatificazione tanto era forte il legame. Tra le sue opere più importanti il trattato De Incarnatione e il De Oratione Christiana, che può essere considerato il suo capolavoro. Papa Benedetto XIV affermò che “mai era stato scritto niente di più chiaro, di più sottile, di più sicuro”. Per l’alto valore spirituale del De Oratione si crede che lo stesso sia stato scritto dal Brancati in ginocchio. Nel Conclave che seguì alla morte di Papa Innocenzo XI, avvenuta il 12 agosto 1689, il Cardinale Brancati ebbe 15 voti e forse sarebbe stato eletto al soglio pontificio se non vi fosse stato il veto posto dai reali di Spagna. Il 30 novembre 1693 il Brancati cessava l’esistenza terrena in Roma dove fu sepolto presso la cattedrale dei Santi Apostoli, basilica che aveva fortemente contribuito a restaurare. Ancora oggi ,li studiosi di teologia si recano numerosi, dal mondo intero, presso la basilica dei Santi Apostoli, così come nella Biblioteca Vaticana per consultare le sue opere ivi custodite. Il 25 novembre 2006, per la prima volta, un gruppo di oltre 300 laurioti si è ricongiunto al Cardinale nella Basilica dei Santi XII Apostoli a Roma alla presenza del Vescovo diocesano Francesco Nolè. Il 7 dicembre 2006 è stato scoperto un monumento in suo onore in Piazza San Giacomo a Lauria.
L’introduzione del libro dedicato dall’Eco al Cardinale: “Chi più di lui”
Da tempo valutavo l’idea di cimentarmi nello scrivere un libro sul Cardinale Lorenzo Maria Brancati di Lauria. Ho sempre avuto la sensazione che questa figura di straordinario frate e teologo non fosse completamente conosciuta ed apprezzata. Leggere spesso il superlativo celeberrimo legato al nome di Brancati è il segno della sua grandezza così come la nomina a cardinale camerlengo, nella ultima parte della sua vita, la dice lunga sul prestigo acquisito.
Qualche frammento della sua esistenza è entrato senza dubbio nella coscienza collettiva, ma la complessità del personaggio e dell’ambiente in cui è vissuto (Roma e le corti europee del XVII secolo), sfugge ancora a tanti.
Ecco perché, ho avviato un lavoro che potesse contribuire a rilanciare nuovo interesse intorno alla figura di una personalità che, a detta di prestigiosissimi uomini del suo tempo, avrebbe potuto avere certamente riconoscimenti ecclesiastici anche dopo la sua morte. Le personalità menzionate si riferivano in particolare ad un processo di beatificazione mai avviato ma che avrebbe avuto senz’altro buon esito.
In questi ultimi tempi, due avvenimenti hanno contribuito a squarciare un velo sul Brancati. Innanzitutto un robusto lavoro di approfondimento da parte di Mons. Antonio Cantisani. Partendo dall’autobiografia in latino del Cardinale, l’Arcivescovo emerito di Catanzaro ha offerto ai lettori un quadro assai chiaro della grandezza del Principe della Chiesa. Il secondo avvenimento è stato la realizzazione di un mosaico raffigurante il Brancati nella chiesa dell’Immacolata Concezione di Lauria voluto dal parroco Don Franco Alagia e realizzato dell’artista Paolo Amoroso. Quest’idea è servita a rendere più attuale un personaggio, forse, a torto, dimenticato.
Probabilmente la meravigliosa presenza a Lauria e nel circondario del Beato Domenico Lentini ha in qualche modo ristorato l’animo tanto da non far concentrare l’attenzione su altri illustri personaggi come il Brancati.
Ma l’identificazione territoriale del Principe della Chiesa è quanto mai “limitante” per una personalità di livello europeo che dialogava con il Re Sole Luigi XIV e che divenne tra i più fidati consiglieri di almeno tre papi.
Il contesto storico è una delle chiavi di lettura di questo modesto volume. Infatti, non poche sono state le difficoltà nel tentare di coniugare due aspetti: la fluidità e l’essenzialità nel racconto della vita all’analisi di una stagione della storia assai controversa. Sono convinto che la grandezza del Brancati la si può cogliere solo approfondendo il racconto di vicende apparentemente distanti ma che invece ne diventano indicatrici dello spessore della personalità. Insomma, non si può non tener conto della Roma barocca del ’600 nel parlare di un cardinale che si mostrò lontano da una serie di pratiche davvero riprorevoli che si consumarono in quel periodo.
Come non contrapporre la limpidezza del Brancati agli inganni e ai giochi di potere di Donna Olimpia Maidalchini cognata di Papa Innocenzo X? Come non tener conto delle influenti famiglie patrizie, tutte intente a procurarsi favori e ad arricchirsi spesso alle spalle dei più poveri, rispetto ad un Brancati che prima di uscire dalla propria abitazione doveva superare una fila di mendicanti ai quali non faceva mai mancare un segno di solidarietà?
Il Cardinale fu molto chiaro sulle pratiche del tempo regalando, nella sua biografia, alcune pagine davvero maestose nelle quali in maniera inequivocabile ebbe a censurare i sollazzi e le carriere ecclesiastiche senza merito. Anzi, in una occasione, alla presenza del Generale del suo Ordine, Padre Marziale Pellegrino di Castrovillari andò su tutte le furie, pronunciando un’anatema: ” I buoi arano e le mule pascolano”. Per Brancati, il potere spirituale del Papato era molto più importante di quello temporale che giudicava complementare.
In questa Roma dove fortunatamente emergevano figure nobilissime, il Brancati visse quasi completamente la sua vita tenendo conto che già a 17 anni scelse la strada religiosa dimorando prima nel convento di Noia (l’odierna Noepoli in Basilicata), poi in Puglia, fino a giungere a Roma nel 1634 all’età di appena 22 anni. Vi morì nel 1693.
In quel ’600 così controverso,la Santa Inquisizioneera chiamata agli straordinari per via dei tantissimi casi di stregoneria e di eresie. Purtroppo, non sempre alcune scelte furono illuminate basti pensare all’errore madornale su Galileo Galilei che fu proprio di quegli anni.
Sempre in quei decenni, l’avanzare dei Turchi preoccupava il papato tanto da indurre a nuove crociate. Intanto il Giansenismo, il Gallicanesimo, il Quietismo (del quale fu accusato il Brancati), mettevano a dura prova le fragili membra vaticane.
Lorenzo Maria Brancati o il “Lauria” come fu chiamato quando divenne sempre più conosciuto, si inserì perfettamente nella città eterna rimanendo però immune dalle sirene del tempo. Amò così tanto l’Urbe da appassionarsi anche ai suoi luoghi più significativi.
Come non evidenziare il trasporto avuto dal frate lauriota verso la ristrutturazione della Chiesa, diventata Basilica dei Santi XII Apostoli, ridotta quasi ad una stalla ma che, grazie al suo straordinario impegno, riuscì a riportare a nuovo splendore! A suo merito va detto che raccolse tra donazioni e sacrifici personali una cifra enorme per quei tempi, circa 20 mila scudi che equivalgono ad 1 miliardo e mezzo di lire. Egli aveva una capacità non comune di coinvolgimento legata ad uno spirito cristiano limpido che lo allontanava dalle meschine pratiche del tempo; purtroppo la corruzione e gli intrighi entrarono vistosamente anche nei fastosi palazzi del Vaticano.
Queste analisi sono state per me le più difficili. L’animo cattolico mi portava a glissare, ad addolcire una serie di vicende, accertate per altro dalla storia, che certamente non deponevano bene per il prestigio della Santa Sede. Proprio nelle ore delle perplessità e della prima stesura dell’introduzione di questo volume mi è venuto però in soccorso Papa Benedetto XVI che da Colonia, durantela Giornata Mondialedella Gioventù, ha parlato della Chiesa in cui grandi sono le messi di grano così come presente è l’erba della zizzania. Papa Ratzinger ha parlato di quest’erba quasi con dolcezza: …la sua presenza riesce comunque a dare sollievo, ci consola infatti pensare che possiamo migliorare, sappiamo che i nostri difetti sono condivisi. In effetti parlare della zizzania presente all’epoca del Brancati permette di far rifulgere la grandezza di quanti sono stati immuni da alcune consuetudine davvero sgradevoli: prima tra tutte il Nepotismo. Questa pratica consisteva nel dare privilegi ai propri parenti da parte del Pontefice. All’epoca del Brancati qualche papa cercò di districarsi da questo tentacolare modus vivendi , a cominciare da Alessandro VII , che però fu quasi sfiduciato dagli altri cardinali che ritenevano che per un papa era sconveniente non servirsi di nipoti e parenti nelle più alte responsabilità religiose e sociali (non dimentichiamo che allora il Papato oltre ad amministrare le anime, governava uno Stato assai vasto). Queste pratiche non si fermavano ai pontefici ma erano in uso anche tra cardinali meno illuminati che utilizzavano la loro influenza per riversare a pieno, sulle famiglie di provenienza, privilegi d’ogni tipo.
Ovviamente, queste tragiche e, a volte, anche comiche scelte, (addirittura venivano nominati cardinali poco più che adolescenti) offuscarono quanti se ne resero protagonisti, esaltando, d’altro canto la purezza d’animo di chi ne era distante tra i quali il Cardinale Brancati che, come vedremo nel suo testamento, restituì tutto quanto gli era stato donato in vita, utilizzando dei depositi bancari per finanziare la causa di beatificazione del frate conventuale Giuseppe da Copertino; il resto, una serie di quadri, pensò di donarli a vescovi, a qualche amico, ricordandosi anche, per alcuni modesti lasciti, davvero spiccioli, della sua Lauria.
La Romadel ’600 era pullulante di straordinarie e controverse personalità, non ultima quella della Regina Cristina di Svezia che , dopo la pace di Westfalia, si convertì al cattolicesimo stabilendosi a Roma e creando non pochi problemi al papato, perché incline ad una certa spregiudicatezza e ad una voglia di vita che, se nella fredda Scandinavia mordeva il freno, si esaltava invece nella opulenta Roma nobiliare.
Dare giudizi anche taglienti di quel periodo è fin troppo facile, per onestà intellettuale bisogna dire che ogni vicenda che si analizza va inserita in un contesto storico. Probabilmente quello fu un periodo in cui il Rinascimento che indubbiamente attraversò in profondità la società non si coniugò ad una elevazione complessiva dell’uomo. La miseria della Lauria usurpata dagli Spagnoli non era diversa dalla miseria delle borgate romane dominate da un papato non completamente attento alle necessità degli ultimi. In quel Vaticano si stagliavano però figure generose come il Brancati ma anche come Innocenzo XI che elevò alla porpora un frate incredulo visto che, i precedenti pontefici con i quali ebbe maggiore consuetudine, lo esaltarono solo a parole nel promettergli un tale riconoscimento. Da questo punto di vista la carriera ecclesiastica del Brancati è una metafora straordinaria della vita.
Brancati fu un grande pubblicista. Scrisse volumi straordinari che ebbero una generale approvazione. Un libro di preghiere “De Oratione Christiana” fu straordinariamente lodato. Benedetto XIV (1740-1758) così si espresse: “Sull’argomento non è stato scritto niente di più chiaro, di più sottile, di più sicuro”.
I suoi studi, fortemente propugnati da Papa Alessandro VII portarono a posteriori, al riconoscimento del dogma dell’Immacolata Concezione.
“Chi più di lui”. Questa frase da me ascoltata un po’ per caso, giunta fino nelle viuzze di Lauria dagli ambienti del Vaticano del XVII secolo è l’ulteriore prova di quanto fosse stimato il “Lauria” e di come sfiorò per davvero un niente il soglio pontificio.La Spagnasi oppose perché il Brancati veniva catalogato come filo-francese ed amico del Re Sole.
Mi sono spesso chiesto quale nome avrebbe adottato se fosse diventato Papa. Forse Alessandro IX. La sua amicizia con Fabio Chigi era fortissima, ma con ogni probabilità sarebbe diventato Clemente XI. Con Papa Altieri (Clemente X) aveva un rapporto specialissimo fatto di frequentissimi incontri.
Brancati, come abbiamo detto, non fu papa ed il ritardo con il quale fu creato cardinale permette di alzare il velo su una delle grandi verità della sua esistenza: questo personaggio così colto ed ispirato, ma anche così sanguigno e bilioso come lui stesso si definiva, ben presto, per i prestigiosi incarichi ai quali fu chiamato, dovette difendersi dalla gelosia e dall’invidia di molti. Con ogni probabilità, la sua biografia nasce dall’esigenza di rimanere in eredità al suo Ordine religioso, che egli amava sopra ogni cosa, una storia nella quale, in modo anche esplicito, si potessero raccontare i tanti ostacoli avuti nel servizio alla Chiesa di Roma. Un manoscritto magari da fare leggere ai più giovani affinchè non fossero scoraggiati dalle difficoltà. E’ forse anche questa la spiegazione perché nell’autobiografia frà Lorenzo omette avvenimenti e personaggi grandissimi che sicuramente avranno caratterizzato la sua missione. Eppure negli scritti non si trova nessuna traccia di eventi straordinari come ad esempio il Giubileo a Roma del 1650. Non sono possibili tali “dimenticanze” per un frate che certosinamente appuntò nella sua vita tutte le messe celebrate, al 4 ottobre 1691: ben 20 mila esatte!
In ogni modo, per approfondire la vita del Cardinale, il testo dell’autobiografia è importante, così come un volumetto di padre Sparacio pubblicato a Gubbio nel 1904 che prende proprio spunto dal racconto del Brancati; questo lavoro mi è stato utile al pari della fatica letteraria dell’Arcivescovo Cantisani di Lauria.
Accanto a questi preziosissimi testi, per la stesura di questo libro, ho attinto ulteriori utilissimi spunti da alcuni volumi sulla storia del Papato di Claudio Rendina e Gianfranco Zizola, così come degli scrittori August Franzen e Remigius Baumer . Testi molto vecchi che in un viaggio a Roma, con lungimiranza comprai ad un banco disadorno sul Tevere. Il venditore mi vide ed esclamò: te ringrazio, me l’hai levati di torno, mortacci loro come pesano! Chissà se il “sor libraro” ha capito fino in fondo la preziosità di quei testi…
Questo lavoro mi ha anche permesso di individuare due realtà non distanti da Lauria che per diverse ragioni hanno a che fare con il Cardinale. Agerola in provincia di Napoli è legata al casato dei Brancati; basta consultare l’elenco telefonico per rendersi conto della presenza attuale del cognome così come anche di una via dedicata al Principe della Chiesa. Anzi, in passato, per un certo periodo, in questa città, c’era chi pensava che Lorenzo Brancati fosse agerolese e non lauriota. Infatti, i Brancati venivano definiti il “casato dei Papis”. La parziale delusione è stata comunque ricompensata dalla presenza prestigiosa di quella discendenza.
Altro luogo legato al Brancati è certamente, come già evidenziato, Copertino con il suo santo Giuseppe. Frà Lorenzo conobbe questo suo confratello e lo portò così tanto nel suo cuore che, dopo il trapasso, avviò il processo di Beatificazione a proprie spese oltre alla stesura di una biografia del santo dei “voli” da consegnare al processo ecclesiastico che misteriosamente si smarrì. Mi preme evidenziare al lettore attento che l’uso virgolettato di alcune frasi indica la paternità diretta di alcuni concetti dei vari personaggi citati. In altri casi invece l’utilizzo del corsivo indica delle frasi e delle affermazioni non attribuibili letteralmente ai protagonisti ma sicuramente aderenti alle intenzioni e agli stati d’animo dei personaggi. E’ stato un espediente per rendere più fluido un racconto che rischiava di essere, in alcune parti, lezioso.
Infine, un auspicio per le nostre comunità ad iniziare da Lauria. E’ utile che i nostri ragazzi imparino a scuola ogni sapere. E’ fondamentale che apprendano la vita di tanti personaggi storici, sarebbe ugualmente importante che sempre più lezioni venissero dedicate agli uomini illustri del nostro territorio così come agli avvenimenti che ne hanno caratterizzato la storia. Per rimanere a Lauria, penso al Lentini, penso al Bombardamento del 1943, così come alla mattanza francese di migliaia di laurioti nel “Sacco di Massena” del 1806, o all’agguato di un un’intero plotone di soldati polacchi trucidato a Galdo e fatto “scomparire” sotto la chiesa di Sant’Elia. In questo contesto, può e deve trovare spazio anche il Cardinale Brancati, figura europea luminosissima del XVII secolo. Nonostante siano passati oltre tre secoli, più di qualche segno rinnova una presenza. Qualche mese fa, ad esempio, scrissi un articolo sull’Eco in cui evidenziavo una curiosa circostanza. Ernest di Hannover attuale marito di Carolina di Monaco, fu ricoverato d’urgenza in ospedale quest’estate e si è anche temuto il peggio. Fin qui la notizia, in apparenza lontana anni luce dal cardinale Brancati. “Scavando” ( e i lettori attenti se ne potranno rendere conto), emerge un legame sorprendente di un antenato di Ernest con il Brancati … e che rapporto! Il Principe della Chiesa fu esaltato dalla prestigiosissimo casato tedesco riconoscente per l’attenzione che il Brancati aveva saputo offrire ad una famiglia che non si professava cattolica. La storia del mondo è quindi molto più “vicina” di quanto si possa pensare!
Questo sforzo editoriale speriamo possa stimolare ad una “appropriazione debita” di una vicenda umana straordinaria, una storia davvero maiuscola che non è da emarginare in un localismo sterile ma si può ascrivere, con certezza, alla storia universale.






