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set 302011
 
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Una nuova voragine, di circa due metri di diametro, si è formata, la scorsa estate, nel bacino idrico del Lago Sirino e naturalmente la popolazione del posto è saggiamente preoccupata.

L’Appennino Lucano, nell’area che interessa il lagonegrese, presenta caratteri geologici molto complessi, poiché trattasi di un poderoso edificio tettonico formato da corpi geologici sovrapposti gli uni agli altri. Quest’area occidentale è prevalentemente costituita da una potente successione calcareo-dolomitica; spostandosi più a Est, invece, affiorano diffusamente formazioni marnoso-arenacee e argilloso-marnose, fra cui le cosiddette “Argille varicolori”, che per i loro caratteri litologici e giaciturali, individuano quel paesaggio franoso e desolato tipico della regione.

Si tratta, comunque e ovunque, di terreni facilmente soggetti all’erosione e al dilavamento, nei quali anche la perdita della copertura vegetale e boschiva determina un aggravante che ha comportato dissesti gravissimi. La Basilicataè la regione d’Italia con il non gradito primato di maggiori superfici soggette a frane: si calcolano oltre 25 frane ogni 100 km2. In tuttala Regione, su 131 paesi, ben 116 sono interessati da fenomeni di dissesto, ed il 25% di questi è iscritto nella lista della Protezione Civile tra i Comuni invitati a predisporre un piano di evacuazione. Osservando i dati non in maniera assoluta, ma in termini di percentuale sul territorio, si evidenzia come l’81% dei comuni della provincia di Potenza siano stati colpiti almeno una volta da calamità geologica e/o idraulica.

Al fine di una corretta gestione del territorio risulterebbe estremamente utile identificare l’evoluzione geomorfologica attraverso l’analisi regionale delle zone ad elevato rischio idraulico-geologico.

La Regione Basilicata, almeno sulla carta, ha optato per una politica di prevenzione e risanamento del territorio con un programma di rimboschimento e risistemazione idraulico-forestale e ha scelto un approccio metodologico mirato all’osservazione costante delle modificazioni geomorfologiche del territorio, realizzando una banca dati completa ed efficiente, tale da costituire un patrimonio utile per stimare le soglie critiche di innesco dei fenomeni “calamitosi”;

Se si guarda ai lineamenti strutturali del territorio lucano, si scopre che i movimenti tettonici prodottisi tra la fine dell’era Terziaria e il Quaternario hanno lasciato numerosi e macroscopici effetti difatti in più punti le masse rocciose sono state spezzate e dislocate da faglie in una serie di blocchi che, abbassatisi, sollevatisi o spostatisi orizzontalmente, a seconda dei casi, hanno prodotto rilievi e fosse.

In tutto questo scenario, nel territorio di Nemoli si trova il Lago Sirino con le sue voragini. Buona parte dei geologi sono concordi nel ritenere che il Sirino è  un lago di sbarramento originato da una frana e che le cause di queste voragini siano da attribuire alla natura stessa del Lago. Semplificando all’estremo, il lagonegrese ha una struttura simile ai tasselli di un domino, caduti uno sull’altro verso Est. Pertanto il materiale sottostante il Lago Sirino è estremamente disordinato quindi è evidente che bastano semplici elementi di squilibrio per produrre voragini e inghiottitoi.

In un territorio così “fragile” è naturale, prima di iniziare qualsiasi opera di una certa importanza fare studi particolari e porsi mille domande. L’Università di Basilicata, tra l’altro,  ha pubblicato degli studi interessantissimi per  capire la natura geologica del territorio.

E proprio su questo territorio, così delicato si decise di far passare, cinquanta anni fa, l’Autostrada Salerno-Reggio Calabria che proprio nel tratto del Lago Sirino (il fatidico chilometro 131) non è mai stata ultimata Nell’ultimo decennio si è pensato di fare un tunnel per eliminare il problema. Intanto proprio negli ultimi anni abbiamo verificato, in modo più serio che in altri, nella zona intorno al Lago Sirino, frane di una certa entità e nel bacino lacustre la formazione, con maggiore frequenza, di inghiottitoi.

A seguito di questi eventi l’amministrazione comunale di Nemoli si è limitata a chiedere interventi urgenti alla regione cercando di ottenere dei finanziamenti per “bloccare” il danno, attendendo che la natura facesse il suo corso e la politica e la burocrazia si consumassero nelle procedure.

I politici locali, e non solo, sono sempre più convinti che queste vicende siano naturali, inevitabili e che nessuno possa intervenire per modificarne il corso ma  rimangono in attesa del prossimo evento e in questo intervallo ci si dimentica dell’accaduto, dei rischi e dei pericoli che in genere si corrono.

I lavori della corsia di emergenza dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria sono proceduti accompagnati da esplosioni notevoli, i cittadini del Lago Sirino hanno sentito spesso vibrazioni della propria abitazione senza che qualcuno spiegasse loro che cosa stesse succedendo. Da più anni ho scritto sui giornali locali e “gridato” nei vari incontri pubblici che la realizzazione del tunnel sarebbe stata pericolosa perché si sarebbe potuto intercettare la falda acquifera che alimenta le sorgenti del Lago Sirino. Nessuno mi ha mai ascoltato, nessuno mi ha mai dato una risposta convincente qualcuno mi ha detto che i lavori erano necessari per la sicurezza della strada, e siccome mi ero già lamentato del sistema utilizzato per occupare gli operai nei vari cantieri, e avevo denunciato i sistemi sfacciatamente clientelari utilizzati dai politici locali, sono stato definito estremista e allarmista.

La mia indignazione è stata massima quando, lo scorso anno, è emersa in galleria una quantità notevole di acqua che inizialmente non si riusciva a controllare e la ditta esecutrice delle opere per svuotarla, (così mi è stato riferito), ha usato esplosivi che hanno prodotto voragini nel suolo sottostante all’interno delle quali l’acqua si è infiltrata e successivamente scomparsa.

La mia preoccupazione è che queste esplosioni hanno facilitato la formazione degli inghiottitoi nel Lago, stimolato i movimenti franosi e, aimè, intercettata la falda acquifera che alimenta le sorgenti del bacino lacustre. Potrebbe essere questa la ragione del perché il Lago non ha mai raggiunto il massimo livello nello scorso inverno nonostante le copiose piogge.

Turbare il delicato equilibrio geologico del territorio sul quale si trova il Lago Sirino è facile, diventa difficile  controllarlo.

I lavori stanno per essere ultimati e non so se ancora si fa in tempo ma farei e darei non so che cosa per vedere le autorità competenti effettuare o promuovere accertamenti minuziosi sui lavori che sono stati svolti per realizzare la galleria  nel Monte Sirino  in modo da capire, una volta per tutte, con quali emergenze dovremo convivere nei prossimi anni.

Le mie affermazioni potrebbero sollevare infiniti dubbi, apparire addirittura allarmiste ma la finalità che mi prefiggo è dare un contributo possibile per poter vivere tutti in un mondo sicuro, libero e giusto.

 

Gerardo Melchionda